Che poi a me Roma mi aveva illusa fin da bambina.
M'aveva stregata senza appello.
E' un po' puttana diciamocelo. La fa credere un po' a tutti.
Ormai un po' la odio.
Il primo ricordo che ho è notturno: il colonnato di piazza S.Pietro. Ci cammino sotto, alzo il naso all'insù e non ne vedo la fine.
Si, certo ero nana e ok. Ma il colpo d'occhio mi diede uno schiaffo di magnificenza tale da stamparsi indelebile nei miei ricordi.
Cotta. Io sono vissuta qui in un'altra vita - pensai.
Cotta persa - aò.
E non avevo nemmeno ancora assaggiato la pizza rossa piegata in due.
Quella prima volta ci misi piede danzando.
Ero tra le ragazzine scelte nella mia scuola di danza di provincia, per allestire nientepopòdimenoche uno spettacolo sui 5 continenti.
Il teatro della mia magistrale interpretazione dell'Oceania sarebbe stato la Sala Nervi in Vaticano.
Lo spettatore per il quale avremmo volteggiato leggiadre noi ballerine in erba - con altre decine e decine di giovani artisti da tutto il belpaese - si ruppe una gamba il giorno prima del debutto.
Posso dire che Wojtyla mi ha tirato pacco.
In compenso c'erano altre 6000 persone in quel ciclopico salone.
Quando uscii davanti a quella moltitudine ricordo la pelle d'oca persino sulle guance.
Non mi è più capitato in tutta la vita, come le dita nella corrente. Si spiega anche il cristo tipo fulminato della scultura che occupa il fondale del palcoscenico, fateci caso.